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Dalla frode fiscale ai crimini economico-finanziari: quale ruolo per la Guardia di Finanza?

Dalla Frode Fiscale Ai Crimini Economico Finanziari: Quale Ruolo Per La Guardia Di Finanza?
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Si svolge il 3 novembre 2026 a Milano, alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la XV edizione del Forum FISCALE. Al Tavolo istituzionale, dedicato alla fase conclusiva della delega fiscale e al disegno di legge di Bilancio 2027, partecipa anche Giancarlo Franzese, Capo del III Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza. IPSOA Quotidiano l’ha intervistato.

Generale Franzese, quali ritiene siano i risultati più significativi conseguiti dalla Guardia di Finanza nel contrasto all’evasione fiscale negli ultimi anni?

La lotta all’evasione fiscale è da sempre al centro delle strategie della Guardia di Finanza.

In questi ultimi anni abbiamo valorizzato la specificità che caratterizza la nostra azione quale unica forza di polizia economico-finanziaria del Paese: la vocazione investigativa.

L’azione del Corpo, infatti, è orientata prevalentemente verso i fenomeni più gravi, riconducibili a tre macrocategorie: le frodi fiscali, l’economia sommersa e la grande evasione internazionale.

Il contrasto alle frodi costituisce il core business della Guardia di Finanza, in quanto tali comportamenti, per la loro insidiosità, possono essere efficacemente individuati solo affiancando, all’esame della contabilità, la ricostruzione meticolosa dei flussi finanziari e ricorrendo alle tecniche investigative proprie di una Forza di polizia.

Tale azione si sviluppa in due direttrici: la prevenzione e la repressione. Nel primo caso, la nostra attività è orientata a individuare e reprimere le condotte di frode realizzate da organizzazioni criminali strutturate che danneggiano le imprese sane del nostro paese. Nel secondo, posso menzionare le proposte di cancellazione delle partita IVA “apri e chiudi” o “cartiere” coinvolte in meccanismi fraudolenti.

In tale contesto, nel corso del biennio 2024-2025 i reparti del Corpo hanno eseguito sequestri preventivi per reati tributari pari a un ammontare complessivo di circa 6 miliardi di euro, il sequestro di crediti di imposta fittizi in materia energetica ed edilizia per oltre il miliardo di euro e avanzato oltre 7.600 proposte di cessazione della partita IVA nei confronti di soggetti economici connotati da profili di pericolosità fiscale.

L’economia sommersa racchiude, invece, quei fenomeni che rimangono sotto traccia e che solo un’attenta e incisiva azione di contrasto può far emergere, come:

– il sommerso da lavoro che ricomprende sia il contrasto al lavoro nero sia a quelle situazioni di apparente regolarità formale che, in realtà, nascondono salari irregolari e condizioni lavorative diverse da quelle contrattualizzate (il c.d. lavoro irregolare).

Nel solo comparto del sommerso da lavoro, le attività ispettive hanno consentito di individuare, nel biennio 2024-2025, oltre 73.000 lavoratori in nero o irregolari, di sequestrare oltre 500 milioni di euro nei confronti di varie società coinvolte in sistemi fraudolenti di illecite somministrazioni di manodopera, nonché di denunciare n. 309 soggetti per il reato di caporalato, traendo in arresto 18 persone.

Infine, il contrasto all’evasione fiscale internazionale che consiste nell’intercettare tutte quelle forme di pianificazione fiscale aggressiva realizzate per trasferire artificiosamente oltre frontiera i profitti maturati in Italia, con effetti particolarmente gravi per il bilancio nazionale.

Nel periodo 2024-2025 sono stati scoperti 1.115 casi di evasione fiscale internazionale, anche nei confronti di noti operatori del web, principalmente riconducibili a stabili organizzazioni occulte, a manipolazioni dei prezzi di trasferimento, a residenze fiscali fittizie e all’illecita detenzione di capitali oltreconfine.

Che cosa significa oggi contrastare gli illeciti economico-finanziari?

La Guardia di Finanza può vantare una secolare esperienza di contrasto alla criminalità economico-finanziaria.

L’ordinamento affida esplicitamente alla Guardia di Finanza la funzione di polizia tributaria, intesa quale polizia giudiziaria specializzata nella repressione dei reati tributari, dotata di specifici poteri e prerogative.

Quest’anno ricorre, inoltre, il venticinquesimo anniversario dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 68 del 2001, provvedimento che ha espressamente riconosciuto il più ampio ruolo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e che ancora oggi conferma la sua straordinaria lungimiranza.

L’evoluzione del nostro assetto organizzativo si è resa necessaria per tenere il passo rispetto all’evoluzione dei fenomeni criminali, sempre più complessi, interconnessi e tecnologicamente evoluti.

Questa breve ma necessaria premessa mi consente di affermare che contrastare gli illeciti economico-finanziari richiede la contemporanea presenza di due fattori fondamentali:

– l’accesso ai dati fiscali, doganali, di polizia e antiriciclaggio;

– la disponibilità di risorse umane e tecnologiche per sviluppare indagini complesse e multidisciplinari.

La Guardia di Finanza è l’unica Amministrazione nel panorama nazionale a poter fungere da punto di riferimento per i diversi organi istituzionali, in primis le Procure della Repubblica, l’Autorità Giudiziaria contabile e più di recente, la Procura europea (EPPO), dotata di competenze sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, con cui collaboriamo quotidianamente.

A tale ultimo riguardo, evidenzio come il Corpo abbiamo acquisto un ruolo sempre più centrale nel contrasto alle frodi fiscali transnazionali sotto l’egida della Procura Europa.

Come si evince dalla Relazione annuale EPPO 2025, al 31 dicembre 2025, le frodi carosello all’IVA e quelle doganali hanno cagionato un danno stimato, a livello unionale, di circa 45 miliardi di euro.

In Italia, grazie a un protocollo di intesa con la Procura Europa, che ne ha consolidato il ruolo di naturale interlocutore, il Corpo della Guardia di finanza svolge indagini complesse per contrastare le frodi IVA e doganali e contribuisce al coordinamento delle attività investigative di EPPO, anche attraverso la cooperazione con le altre polizie europee.

Questa straordinaria sinergia consente al nostro Paese di essere il più attivo nell’individuazione e repressione della criminalità economico-finanziaria transfrontaliera.

L’illecito fiscale è spesso solo l’input per individuare ulteriori crimini economico-finanziari.

In poche parole, per noi una fattura falsa non è solo un reato tributario, ma uno strumento per giustificare un flusso finanziario illegale, come una dazione corruttiva o un veicolo per il riciclaggio di proventi delittuosi.

Solo per fare un esempio, pochi giorni fa un nostro Reparto, all’esito di un’articolata indagine, ha eseguito un provvedimento di sequestro per oltre 37 milioni di euro nei confronti di soggetti accusati di far parte di un’organizzazione criminale che, ricorrendo a numerose “società serbatoio”, avrebbe realizzato una complessa frode fiscale e riciclato i relativi proventi attraverso 155 società cartiere che avrebbero emesso fatture false per oltre 130 milioni di euro in modo da giustificare la fuoriuscita del denaro dal territorio nazionale.

In tale ambito, le perquisizioni eseguite hanno permesso di scoprire l’allestimento di un vero e proprio “ufficio finanziario”, dotato di server, computer, macchina conta banconote, oltre 100 smartphone, centinaia di carte di credito e denaro contante per oltre 250.000 euro, nonché orologi, gioielli e altri beni di lusso.

Individuare la frode, risalire il flusso delle fatturazioni per ricostruire il fenomeno del riciclaggio e attivare i canali di cooperazione internazionale per pervenire al recupero dei proventi delittuosi sono attività che solo una moderna forza di polizia economico-finanziaria come la Guardia di finanza è in grado di sviluppare.

Quali opportunità può offrire l’intelligenza artificiale alle attività operative della Guardia di Finanza e quali sono, a suo avviso, le principali sfide da affrontare?

La disponibilità dei dati costituisce per il Corpo il presupposto inderogabile per assicurare un elevato standard qualitativo alle investigazioni, di modo da consentire un’analisi unitaria di fenomeni criminali eterogenei.

In particolare, ciò che rileva maggiormente, non è soltanto la “quantità” di dati disponibili, quanto, invece, la capacità di gestire gli stessi organicamente e in maniera integrata.

Il ruolo delle tecnologie digitali nella lotta all’evasione costituisce, in tal senso, un aspetto di centrale rilevanza per l’operato della Guardia di Finanza.

Nella piena consapevolezza di tale rinnovato scenario, abbiamo già avviato un percorso che si muove su due binari paralleli:

– da un lato, il potenziamento tecnologico e il rafforzamento della capacità di elaborazione delle informazioni;

– dall’altro, l’adozione di tutte le iniziative necessarie per garantire che il trattamento delle informazioni avvenga sempre nel massimo rispetto del vigente quadro normativo in materia di protezione dei dati personali.

Sotto un profilo più strettamente operativo, la capacità di integrare dati reddituali, patrimoniali e finanziari di fonte “nazionale” ed “estera”, unitamente alle altre risultanze a disposizione, costituisce chiaramente uno straordinario strumento di potenziamento del compendio informativo utilizzabile in ambito investigativo.

Il processo di interpolazione dei dati viene sviluppato a livello centrale dalla nostra Componente speciale attraverso mirate analisi di rischio, con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia nella prevenzione e nel contrasto all’evasione e alla frode fiscale posta in essere dalle unità operative del Corpo, nonché stimolare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, con l’uso di strumenti tecnologici avanzati e una gestione più efficiente delle informazioni disponibili.

Tali strumenti e, da ultimo, la stessa intelligenza artificiale potranno sicuramente rivestire un ruolo fondamentale di supporto delle moderne indagini economico-finanziarie.

Al riguardo, è utile evidenziare come il quadro normativo italiano sull’intelligenza artificiale sia stato recentemente completato e reso operativo attraverso il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, decreto attuativo della legge n. 132/2025 emanata in coerenza con l’AI Act europeo (regolamento UE n. 1689/2024), che definisce i poteri di vigilanza di AgID e ACN, stabilisce il sistema sanzionatorio e disciplina l’impiego dell’IA in ambiti cruciali quali la Pubblica Amministrazione, i rapporti di lavoro e la formazione professionale.

In questo scenario di forte automazione, resta inteso che l’efficacia nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria e la stessa tutela dei contribuenti non potranno mai prescindere dalla centralità del fattore umano: l’esperienza e la professionalità sul campo degli investigatori costituiscono infatti l’elemento di garanzia imprescindibile per il corretto funzionamento del modello, guidando sia l’analisi dei dati a monte, sia la valutazione critica dei risultati e lo svolgimento dei controlli a valle.

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