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Professione commercialista: dalle scadenze fiscali alla consulenza strategica potenziata dall’AI

Professione Commercialista: Dalle Scadenze Fiscali Alla Consulenza Strategica Potenziata Dall'ai
La professione del commercialista sta cambiando: benchè ancora molti professionisti continuino a vedere il proprio lavoro principalmente legato agli adempimenti fiscali, il mercato da tempo richiede sempre più competenze strategiche di consulenza. È qui che l’intelligenza artificiale entra in gioco come una nuova risorsa. Proprio questa nuova tecnologia può aiutare i professionisti a non essere più oberati da scadenze e adempimenti, per potersi così dedicare alla consulenza, molto più remunerativa. In che modo?
Anche la professione del commercialista, come molte altre, sta cambiando in modo graduale, in questa epoca storica di passaggio da un prima e un dopo. Ancora molti professionisti, tuttavia, continuano a vedere il proprio lavoro principalmente legato agli adempimenti fiscali, quando il mercato da tempo richiede sempre più competenze strategiche di consulenza e non solo quelle tradizionali fiscali. È qui che l’intelligenza artificiale entra in gioco come una nuova risorsa: è proprio questa nuova tecnologia che può aiutare i professionisti a non essere più oberati da scadenze e adempimenti, per potersi così dedicare alla consulenza, molto più remunerativa. Compiti ripetitivi, attività di verifica, adempimenti periodici possono essere le prime attività delegate a questo nuovo collaboratore di studio che, se ben inserito nei processi lavorativi di professionisti e collaboratori, può rappresentare una vera boccata di ossigeno. A ciò si aggiunga che alcune attività possono essere svolte addirittura con maggiori garanzie di qualità e precisione proprio dall’intelligenza artificiale, rispetto alle attività manuali umane.

È il momento del cambiamento

Va chiarito sin da subito che ogni cambiamento, perché sia una evoluzione, va compreso, gestito e assorbito. Per fare questo è necessario tempo, dedizione e apertura mentale.

I commercialisti, come altri professionisti del settore, possono essere la chiave di volta per il tessuto imprenditoriale italiano, a partire dalle PMI. Stando ai dati forniti da Eurostat, nel 2023 solo il 6% delle aziende italiane usava tecnologie di AI, contro l’8% della media europea. Negli ultimi due anni la situazione si è evoluta, ma il nostro Pese resta il fanalino di coda dell’Europa.

La carenza di managerialità diffusa nelle PMI italiane, la gestione familiare tradizionale e la necessità di un cambiamento radicale per rimanere competitive rappresentano opportunità uniche per i commercialisti che possono diventare punti di riferimento in questa svolta epocale delle PMI nostrane. Già con la digitalizzazione obbligatoria degli adempimenti fiscali, come la fatturazione elettronica e i controlli automatici dell’Agenzia delle Entrate, si è avviato necessariamente un processo di digitalizzazione a ogni latitudine imprenditoriale e la pandemia ha rappresentato un altro momento catalizzatore di tale innovazione.

Ora lo scenario con cui devono competere le imprese italiane è ulteriormente sfidante proprio in virtù della dirompente evoluzione tecnologica che da fine 2022 ha interessato il mondo del business con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa.

In tutto questo, chi meglio dei commercialisti, punto di riferimento per le aziende italiane, può fungere da consulente e driver di innovazione?

La premessa da cui partire, tuttavia, è che siano per primi gli studi professionali ad adottare tali novità e farle proprie, culturalmente prima ancora che in termini di competenze.

Le richieste dei clienti, d’altra parte, lo dimostrano: manager e imprenditori non cercano più solamente chi compila i dichiarativi fiscali, ma vogliono un partner strategico che li aiuti a prendere decisioni, ottimizzare le risorse e cogliere nuove opportunità. Ed è qui che il binomio AI e commercialisti può davvero fare la differenza.

L’intelligenza artificiale come leva di valore

Sappiamo che l’AI non nasce per sostituire il professionista, bensì per potenziarlo. Perché ciò accada, è necessario saper utilizzare e integrare correttamente tale strumento nella pratica professionale.

Ecco alcuni modi concreti per usarla:

– automazione dei processi: attività come la riconciliazione bancaria, la classificazione delle fatture e la compilazione dei modelli fiscali possono essere gestite da algoritmi, riducendo errori e tempi del 30-40%;

– analisi predittiva e rilevamento anomalie: sistemi di machine learning possono segnalare costi, ricavi o flussi di cassa fuori norma e inviare alert automatici quando la liquidità scende sotto certe soglie;

– generazione di contenuti: l’AI generativa può aiutare a preparare report, note esplicative e presentazioni partendo dai dati contabili, lasciando al professionista la revisione e la personalizzazione finale;

– ricerca normativa: motori semantici possono esplorare rapidamente banche dati legislative e giurisprudenziali, offrendo aggiornamenti e riferimenti immediati.

Questi sono gli utilizzi più immediati e “semplici” da cui consiglio sempre di partire nell’introduzione di questa nuova tecnologia in studio.

Come cambia il ruolo del commercialista

La domanda che sorge spontanea è quale sarà il ruolo del commercialista di domani.

Nessuno ha la sfera di cristallo, ma si possono con ragionevole certezza ipotizzare alcune aree su cui sarà impegnato il professionista in futuro: la consulenza strategica è sicuramente una di esse. Non più, quindi, professionisti “on demand”, che rispondono ai dubbi e alle esigenze del cliente, ma professionisti che si affiancano al proprio cliente nelle decisioni strategiche di business.

Perché ciò accada è necessario sviluppare competenze in aree come:

– pianificazione e controllo: budget rolling, forecast a 13 settimane, stress test su liquidità e margini. L’AI può suggerire scenari, ma l’esperienza del professionista serve per interpretarli e adattarli alla realtà del cliente;

– finance operativo: analisi della marginalità per prodotto o canale, gestione del capitale circolante, supporto alle scelte di pricing. I dati ci sono, ma il valore sta nella loro interpretazione strategica;

– operazioni straordinarie: due diligence automatizzate, business plan dinamici e valutazioni aziendali arricchite da modelli predittivi.

Come può essere il percorso di cambiamento in studio?

Proviamo a tracciare una road-map, per fornire punti di riferimento concreti a chi vuole iniziare.

– I primi due mesi: Mappatura e test pilota

Scegliete 2-3 attività ripetitive da automatizzare (ad esempio la riconciliazione bancaria) e un servizio consulenziale da provare (come il cruscotto di liquidità). Definite obiettivi chiari: ad esempio, ridurre i tempi del 30% o aumentare gli incontri consulenziali annuali da 4 a 6.

– Successivi due mesi: Implementazione e governance

Attivate gli strumenti selezionati, fissate regole interne su cosa processare con l’AI, livelli di confidenzialità e revisione obbligatoria dei risultati. Aggiornate la privacy policy e assicuratevi di rispettare il Regolamento AI europeo.

– Ultimi due mesi: Scaling e comunicazione

Estendete i servizi ad altri clienti, create pacchetti standard (“CFO light” per micro-imprese, “CFO pro” per PMI) e sviluppate materiali che evidenzino il valore aggiunto.

Il rapporto umano farà davvero la differenza

La vera competitività dello studio e la sua unicità passa però da qualità che l’AI non può replicare e che restano (per fortuna) competenze umane. Stiamo parlando di capacità relazionali e comunicative, quali:

– data storytelling: spiegare le variazioni di bilancio raccontando storie comprensibili, evitando tecnicismi e facendo esempi concreti per il cliente;

– ascolto attivo e domande efficaci: prima di analizzare i dati, chiarire obiettivi, limiti e priorità. Spesso una buona domanda conta più di un modello complesso;

– facilitare le decisioni: presentare 2-3 alternative chiare con pro e contro, aiutando il cliente a decidere senza sostituirsi a lui.

Cambia il rapporto con il cliente

Il rapporto con i propri clienti evolverà necessariamente, passando da fornitore di servizi a veri partner strategici. Si passa così dagli incontri trimestrali per la consegna dei documenti a “finance meeting” mensili con ordine del giorno preciso. Anche i prezzi devono riflettere il nuovo valore offerto: non più tariffe legate all’attività, al risultato o al tempo speso, bensì pacchetti di consulenza strategici, in linea con il Codice deontologico e con chiarezza su risultati e attività incluse.

L’uso dell’AI richiederà ovviamente attenzione a diversi aspetti, perché accanto alle opportunità esistono anche molti rischi se tale tecnologia viene mal utilizzata. Diversi corpus normativi regolamentano nel nostro Paese l’utilizzo dell’AI sotto diversi aspetti:

– privacy e segreto professionale: è importante usare ambienti dedicati, controllare le impostazioni di retention, anonimizzare i dati ove possibile. Il GDPR resta centrale;

– AI Act europeo: molti casi d’uso sono a basso rischio, ma è bene tenere traccia dei sistemi usati e dei controlli attivati;

– responsabilità professionale: conservare prova della revisione umana, aggiornare le polizze assicurative se serve, dichiarare limiti e assunzioni dei modelli impiegati.

Non si tratta – come molti temono – di cambiare mestiere, bensì di evolverlo. L’AI non è certo il traguardo, è lo strumento che consente di spostare il tempo dalla semplice gestione degli adempimenti, all’attività che il cliente apprezza davvero: capire, scegliere, crescere.

La strategia è riuscire a essere riconosciuti dai clienti non più come un costo obbligato, ma come un investimento strategico indispensabile.

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