Tassazione dei dividendi: le proposte di AIDC

Con un comunicato stampa del 20 novembre 2025 sulla tassazione dei dividendi, l’AIDC ha sottolineato che una soluzione equa e rispettosa potrebbe essere non già quella di agire sulla percentuale di partecipazione ma bensì quella di modificare il regime della dividend exemption nel senso di escluderne l’operatività per le partecipazioni che sono detenute per meno di un certo periodo di tempo, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione detenuta, fissando dunque un principio di holding period minimo, come attualmente previsto dall’art. 87 TUIR in materia di PEX, eventualmente modulato anche su un arco temporale differente.

L’AIDC ha pubblicato un comunicato stampa il 20 novembre 2025 con cui ha evidenziato che nel disegno di legge di Bilancio 2026 è prevista una misura che modifica profondamente la tassazione dei dividendi distribuiti dalle società italiane.

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Attualmente, la normativa fiscale in materia di imposte sui redditi delle società prevede che gli utili distribuiti da una società commerciale ad un’altra non concorrano a formare il reddito dell’esercizio della società che li riceve per il 95% del loro ammontare (cd. “dividend exemption”).

La norma è l’art. 89 TUIR che dispone, in concreto, che i dividendi distribuiti da una società a un’altra società siano imponibili a fini IRES per il 5% del loro importo: considerata l’aliquota IRES del 24%, ne risulta un carico fiscale pari all’1,20%.

All’atto della successiva distribuzione del dividendo al socio persona fisica, gli utili scontano una ulteriore tassazione del 26% sull’ammontare distribuito.

La dividend exemption è stata istituita con l’introduzione dell’IRES nel 2003 (cd. “riforma Tremonti”), con l’obiettivo di evitare che uno stesso reddito sia soggetto ad una doppia imposizione economica: la prima volta, in forma di utile di esercizio, in capo alla società partecipata che lo ha prodotto e poi, per una seconda volta, sotto forma di dividendo distribuito, in capo alla società partecipante.

La norma è già oggetto di numerosi emendamenti, una soluzione equa e rispettosa potrebbe essere non già quella di agire sulla percentuale di partecipazione ma bensì quella di modificare il regime della dividend exemption nel senso di escluderne l’operatività per le partecipazioni che sono detenute per meno di un certo periodo di tempo, indipendentemente dalla percentuale di partecipazione detenuta, fissando dunque un principio di “holding period” minimo, come attualmente previsto dall’articolo 87 del TUIR in materia di PEX, eventualmente modulato anche su un arco temporale differente.

Questo a maggior ragione nel momento in cui si apprende che proprio all’art. 87 potrebbero essere apportate modifiche analoghe a quelle contenute in materia di dividendi, con ulteriore pregiudizio per la competitività del nostro Paese. In altri termini, dunque, andrebbe mantenuto od introdotto il concetto di holding period al fine di conservare la disciplina attualmente vigente preservando le norme attuali in relazione ad investimenti non meramente speculativi.

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