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TCF: la gestione del rischio fiscale per promuovere la trasparenza

Tcf: La Gestione Del Rischio Fiscale Per Promuovere La Trasparenza

Il Tax Control Framework – TCF, quale sistema di gestione del rischio fiscale all’interno della governance aziendale integrata, assume un ruolo strategico nella costruzione di un rapporto collaborativo con l’amministrazione finanziaria e nella promozione della trasparenza fiscale. Alla luce delle più recenti evoluzioni normative, il TCF si configura non solo come presidio tecnico ma anche come leva reputazionale, di trasparenza e sostenibilità, per comunicare le strategie fiscali adottate, assieme al Tax Transparency Report e al Country-by-Country Reporting.

I requisiti dimensionali di accesso, che per gli anni 2024 e 2025 erano in 750 milioni di euro di ricavi passano a 500 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027 e 100 milioni di euro, a partire dal 2028.

Dalle nuove soglie di ingresso, stabilite dal D.Lgs. n. 221/2023 che ha, altresì, introdotto il regime opzionale di adozione del sistema di controllo del rischio fiscale ci si attende una progressiva diffusione di tali strumenti.
Inoltre, è intervenuto l’obbligo di certificazione, ad opera di professionisti indipendenti qualificati, a rendere ancor più stringente la necessità di integrazione con i sistemi di controllo interni e, in particolare, con il sistema di controllo dell’informativa finanziaria, in grado di assicurare la solidità del dato contabile su cui poggia l’obbligazione tributaria.

Il TCF deve essere costruito in modo da dimostrare la sua efficacia operativa, anche in ordine alla “mappatura” dei rischi fiscali derivanti dai principi contabili applicati dalla società.

Un modello certificato richiede, inoltre, l’implementazione di un modello di governance a “tre linee di controllo”, l’istituzione di una funzione di monitoraggio di secondo livello (Tax Risk Management) dotata di competenze specifiche e separata dalle funzioni operative e l’adozione di una policy per la gestione del rischio interpretativo.

Tutti questi elementi hanno in comune l’implementazione, alla base del modello, di una strategia fiscale approvato dai vertici aziendali.

Strategia fiscale, gestione e controllo del rischio

Il primo pilastro del TCF è dato da una strategia fiscale integrata nella cultura aziendale, orientata alla trasparenza e alla compliance fiscale.

La strategia fiscale prevede la definizione di obiettivi chiari quali la mitigazione del rischio fiscale e, secondo il così detto principio Tone at the top, deve essere definita e promossa dal Consiglio di amministrazione della società. L’organo di gestione in questo contesto ha il ruolo di fissare le linee guida della strategia fiscale e assicurarne la conoscibilità all’interno dell’organizzazione, incentivando la diffusione a tutti i livelli di una cultura volta al rispetto della normativa fiscale e alla sensibilizzazione di tutto il personale in relazione al rischio fiscale.

È necessario un processo strutturato per l’identificazione e la valutazione dei rischi fiscali, suddivisi per tipologia di imposta, area funzionale e processo aziendale. Nell’ambito di tale processo, devono essere implementati controlli preventivi e correttivi, supportati da evidenze documentali rispetto alle scelte operative effettuate.

I processi, così identificati, insieme ai controlli operativi, dovranno essere formalizzati, con particolare attenzione alla tracciabilità delle operazioni e alla segregazione delle funzioni. I supporti documentali delle procedure dovranno essere accessibili e soggetti a verifica e adattamento anche al contesto interno ed esterno del business. In termini documentali, la relazione agli organi gestione e la mappa dei rischi fiscali consentono di documentare il grado di presidio del rischio fiscale.

Per il mantenimento del TCF sono necessari il monitoraggio del sistema, la revisione periodica dei controlli e l’adozione di meccanismi di miglioramento continuo, che garantiscano la conformità alle normative fiscali e la coerenza con la strategia aziendale.

Tax transparency report e CbCR quali strumenti di trasparenza e comunicazione

Le imprese (anche quelle di minori dimensioni, come confermato dall’introduzione del TCF opzionale) sono chiamate a un approccio di good tax governance, incentivando principi di integrità, trasparenza e collaborazione con le autorità fiscali per gestire al meglio la variabile fiscale che incide direttamente sulla reputazione, sulla sostenibilità e sulla responsabilità sociale delle imprese.

Per questo motivo, le imprese sono sempre più sollecitate a rendicontare il proprio contributo fiscale in modo chiaro e accessibile, attraverso strumenti quali il Tax Transparency Report.

Questo report è adottato non solo per riportare dati quantitativi sulle imposte pagate, ma anche per descrivere l’approccio e la politica fiscale dell’impresa, la sua governance interna e il suo impegno verso una fiscalità responsabile. Per una piena conoscibilità e trasparenza, queste informazioni vengono rese disponibili al pubblico. I contenuti tipici includono informazioni aggregate e disaggregate sulle imposte versate per paese e tipologia, le politiche fiscali adottate, la descrizione del TCF, il rapporto con le autorità fiscali e il collegamento tra fiscalità e sostenibilità ESG. Questi elementi si ispirano agli standard previsti dal D.Lgs. n. 254/2016, che recepisce la direttiva n. 2014/95/UE sulla rendicontazione non finanziaria, e alle linee guida GRI (Global Reporting Initiative Standards).

A tal fine viene data informativa della Total Tax Contribution (TTC) basata su una tassonomia che distingue tra imposte su redditi, lavoro, prodotti, proprietà e ambiente, e che consente di evidenziare il valore generato dall’attività economica in ciascun territorio e il contributo sociale apportato dall’impresa, grazie alle imposte versate e raccolte.

Un ulteriore strumento di trasparenza è rappresentato dal Country-by-Country Reporting, che impone alle multinazionali, con ricavi consolidati superiori a 750 milioni di euro, di pubblicare le imposte versate in ciascun Paese UE, per contrastare le pratiche fiscali dannose per le finanze pubbliche, quali elusione e profit shifting.

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Per rafforzare questo strumento, da ultimo il D.Lgs. n. 128/2024, ha previsto che i soggetti tenuti all’obbligo del CbCR effettuino la comunicazione in modo che sia resa accessibile al pubblico gratuitamente e in formato elettronico.

La comunicazione, per ciascuna giurisdizione fiscale, oltre a rendicontare l’importo dell’utile o della perdita al lordo dell’imposta sul reddito e l’importo dell’imposta sul reddito maturata e versata, fornisce informazioni circa l’elenco delle imprese incluse nel perimetro di consolidamento, la natura delle attività svolte, il numero dei dipendenti, l’ammontare complessivo dei ricavi, comprensivi delle operazioni con le parti correlate e l’importo degli utili non distribuiti al termine dell’esercizio di riferimento.

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