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UNCAT, Presidente Di Matteo: il valore dell’avvocato tributarista si misura in garanzia di un fisco equo per aziende e cittadini

Uncat, Presidente Di Matteo: Il Valore Dell'avvocato Tributarista Si Misura In Garanzia Di Un Fisco Equo Per Aziende E Cittadini

“Non siamo più soltanto il difensore che interviene nel contenzioso: siamo il consulente che accompagna l’impresa e il cittadino in ogni fase del rapporto con il fisco, dalla gestione preventiva del rischio fino alla difesa in Cassazione”. Gianni Di Matteo, Presidente dell’Unione Nazionale Camere Avvocati Tributaristi, anticipa a IPSOA Quotidiano i temi al centro del IX Congresso Nazionale “Legalità e diritti nel sistema fiscale in evoluzione – Il ruolo degli avvocati tributaristi”, in programma a Cagliari il 9 e 10 ottobre.

Si svolge il 9 e 10 ottobre a Cagliari il IX Congresso Nazionale UNCAT, organizzato con la Camera degli Avvocati Tributaristi di Cagliari. Arriva in un anno di passaggio per la Riforma Fiscale e della Giustizia Tributaria: si chiude la stagione dei decreti delegati e dei testi unici e si apre quella dei correttivi.

Ne abbiamo parlato con Gianni Di Matteo, Presidente UNCAT.

Presidente Di Matteo, qual è oggi il valore aggiunto di un avvocato tributarista specializzato per cittadini e imprese?

Grazie per aver riportato l’aggettivo “specializzato”. Il percorso per arrivarci non è stato semplice ma finalmente ora la Scuola di Alta formazione e specializzazione di UNCAT prepara gli avvocati tributaristi all’esame di specializzazione. Non si tratta di una certificazione formale: la sua acquisizione avviene dopo un biennio di approfondimento su teoria e prassi del diritto tributario sostanziale e processuale, che si aggiunge alla formazione giuridica tradizionale di ciascun avvocato.

Proprio un mese fa si sono svolte le prove di metà corso, alla fine del primo anno.

Ritemiamo questa una garanzia di competenza solida a tutela dei contribuenti, aziende e privati, soprattutto in una materia, qual è quella fiscale e tributaria, notoriamente complessa per la stratificazione di fonti diverse.

La riforma fiscale incide sul perimetro della professione allargandola ulteriormente. Siete soddisfatti?

Il Legislatore ha guardato con fiducia alla nostra figura: con il Tax Control Framework e l’avvocato certificatore ci ha affidato la certificazione del rischio fiscale, e con la cooperative compliance ha riconosciuto la nostra capacità di rappresentare contribuenti e aziende in ogni fase del rapporto con il Fisco. A questi temi abbiamo dedicato un evento di approfondimento in Cassazione nella primavera scorsa, con il Vice Ministro Leo e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone.

Auspichiamo che il ruolo del certificatore del tax control framework possa essere svolto da un team di professionisti. Gli Avvocati tributaristi si stanno preparando. Si tratta di un salto culturale che unisce alle competenze specialistiche quelle contabili, di fiscalità internazionale e delle operazioni straordinarie. Per l’Avvocatura tributaria è senz’altro una sfida ma già diversi colleghi hanno seguito il corso e sostenuto gli esami.

Due ambiti restano comunque il nostro terreno di elezione. Il primo sono le regole del giusto processo tributario: contraddittorio, prova e garanzie difensive sono la sostanza della tutela. Il secondo è il patrocinio in Cassazione, dove si scrive il diritto vivente della materia.

Il valore che generiamo, anche per il sistema produttivo, si misura in garanzia: di legalità, di corretto rapporto tra fisco e contribuenti, di rispetto del giusto processo.

Il mercato dei servizi legali si sta trasformando. Le aggregazioni tra professionisti possono essere una risposta?

Sì, e oggi finalmente esistono gli strumenti per realizzarle. L’articolo 177-bis del TUIR ha introdotto la neutralità fiscale dei conferimenti di studi legali nelle società tra avvocati, una leva che può favorire concretamente le aggregazioni. La legge delega per la riforma dell’ordinamento forense aggiunge il contratto di rete, che porrà nuove questioni di soggettività giuridica e tributaria. L’avvocatura tributaria deve acquisire una visione dinamica e globale della professione e collaborare con altre professionalità, senza restare legata a una gestione tradizionale dello studio. È anche il senso del Vademecum sulla Fiscalità degli Avvocati che abbiamo realizzato con la Commissione studi di Cassa Forense. Dopo due edizioni presentate in molti fori, è diventato un punto di riferimento per i colleghi che sono anche contribuenti, e stiamo lavorando alla terza.

La riforma fiscale entra nella fase dei correttivi. Che cosa chiede UNCAT al Legislatore?

Accogliamo con favore la codificazione. Avere testi unici organici al posto di una normativa dispersa è un risultato che abbiamo sempre auspicato. Ma un testo unico ben scritto è condizione necessaria, non sufficiente: la sua tenuta si misura nelle aule, e il 2027 sarà il vero banco di prova. Sui correttivi il rischio è concreto, perché correggere non significa automaticamente migliorare le garanzie. Lo Statuto del Contribuente lo dimostra: il testo del 2023 prevedeva un contraddittorio preventivo generalizzato, ma i decreti attuativi del biennio 2025-2026 hanno già escluso intere categorie di atti. Chiediamo che i correttivi non facciano passi indietro rispetto alle scelte coraggiose della prima fase della riforma.

Sulla giustizia tributaria la riforma ha introdotto la magistratura professionale. Basta a garantire la terzietà del giudice?

È un passo avanti importante, ma non basta cambiare lo status dei magistrati. Chi giudica deve essere, e apparire, indipendente. Lo abbiamo detto alle Commissioni Giustizia e Finanze della Camera, e le nostre proposte sono precise: dalla incompatibilità quinquennale territoriale per i magistrati provenienti dagli enti impositori a quelle familiari; dal divieto di trattare cause alla cui formazione abbiano partecipato fino al rafforzamento della autonomia del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria dal MEF.

Chiediamo inoltre che l’avvocatura partecipi alle valutazioni di professionalità dei magistrati tributari, come già avviene nei consigli giudiziari.

Siamo ancora in attesa dell’attuazione della delega sulla geografia giudiziaria: abbiamo contribuito alla revisione degli originari criteri di distribuzione delle Corti sul territorio, con una analisi molto dettagliata consegnata al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Riforma e prassi: quali garanzie restano ancora da completare per il contribuente?

Sul piano sostanziale, il primo nodo è quello delle sanzioni. Non possiamo accettare che nel sistema sanzionatorio tributario non si applichi il favor rei, uno dei principi cardine del diritto penale, e già alcune pronunce coraggiose ne hanno censurato l’esclusione per contrasto con il diritto unionale. Riteniamo poi inefficace la scelta di limitare gli effetti sul giudizio tributario alla sola assoluzione pronunciata dopo il dibattimento penale: i due processi hanno tempi diversi, e questo sfasamento vanifica l’effetto di giustizia che si voleva ottenere.

Ci sono poi altri aspetti che riguardano la fase di accertamento, come le presunzioni. Apprezziamo comunque la modifica operata con il decreto omnibus 218/2026 che limita i criteri di presunzione di distribuzione degli utili extra contabili nelle società di capitali con ristretta base azionaria. Ma il percorso è ancora accidentato.

L’intelligenza artificiale è ormai operativa nell’accertamento e sta entrando nelle Corti con l’uso di Copilot. Qual è la posizione di UNCAT?

Non ci opponiamo alla tecnologia, ma il controllo umano non formale deve restare presente in ogni fase. Purtroppo alcune recenti vicende, di tracce di bot in sentenze, ci hanno allarmato. Le norme ci sono, le linee guida anche. Non si può più procedere con improvvisazione. Occorre richiamare tutti gli operatori, e gli organismi di controllo, ad una maggiore responsabilità: l’utilizzo della intelligenza artificiale non deve essere una scorciatoia perché il pericolo reale che corriamo è la totale erosione della fiducia nella giurisdizione. Dal lato della amministrazione, l’utilizzo massivo di sistemi di AI è ormai una realtà: la Corte di Giustizia UE, con la sentenza C-203/22, ci ricorda che dichiarare l’esistenza di un algoritmo non basta a soddisfare l’obbligo di trasparenza.

UNCAT da anni è vigile e continuerà ad esserlo.

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