Certificazione TCF. Pilastro decisivo per il nostro sistema tributario
- 17 Gennaio 2026
- Posted by: Studio Pozzan
- Categoria: News Commercialista

Nel decreto correttivo IRPEF-IRES, è stata prevista un’apposita disciplina transitoria per le istanze di ammissione al regime di adempimento collaborativo. Finalità: tener conto dei ritardi nelle procedure finalizzate alla (completa) formazione dell’elenco dei professionisti abilitati al rilascio della (obbligatoria) certificazione del sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. A mio parere, una disciplina transitoria opportuna, perché consente una gestione ordinata della complessa fase di avvio di un istituto complesso, sul quale è giusto che tutti (anche, se non soprattutto, il mondo delle imprese e delle professioni) investano, quale pilastro decisivo per l’efficientamento, la modernizzazione e l’attrattività (anche sul piano internazionale) del nostro sistema tributario. Anche per questo merita il tempo necessario per essere adeguatamente compreso e applicato.
Si tratta di un intervento da salutare con favore, perché consente una (più) ordinata gestione della (naturalmente complessa) fase di avvio di una disciplina sul cui successo, giustamente, il Legislatore per primo (ma anche l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, che in questi messi si sono fatte carico di promuoverla con una capillare azione di presentazione), scommette, considerandola un passaggio decisivo nella necessaria evoluzione delle dinamiche di attuazione dei rapporti impositivi che coinvolgono le imprese, anche di dimensioni (progressivamente) minori rispetto a quelle (poche) che fino ad oggi sono state destinatarie della cooperative compliance.
L’adozione del modello di TCF – Tax Control Framework, in effetti, assicura un presidio costante sui processi aziendali e sui correlati rischi fiscali, favorendo l’instaurazione di un rapporto (naturalmente preventivo rispetto alla fase del controllo) improntato alla massima trasparenza e collaborazione con l’Amministrazione finanziaria, cui consegue un consolidamento della fiducia da parte di tutti gli stakeholder.
Il ricorso a tale modello permette, infatti, all’impresa di presidiare le proprie dinamiche impositive, tanto con riguardo alla conformità alla normativa tributaria del suo agire corrente (visto che il potenziale inadempimento viene mappato in apposite matrici che associano ai processi aziendali i rischi di compliance ed i relativi controlli), quanto con riferimento alla corretta applicazione (anche in prospettiva programmatica delle azioni da intraprendere, specie quelle di natura riorganizzativa) della stessa normativa (considerando che il rischio interpretativo viene gestito attraverso un apposito processo di valutazione e misurazione).
Da questo conseguono, per l’impresa stessa, una serie di utilità che, a ben vedere, vanno al di là di quelli che sono gli espliciti benefici accordati dal legislatore e relativi, essenzialmente, alla attenuazione dei profili sanzionatori in caso di successivo controllo. Grazie al TCF, infatti, si ottiene tanto l’accesso a modalità evolute di interlocuzione con l’Agenzia delle Entrate (potendo contare su un unico soggetto di riferimento dotato di qualificate competenze, che assicura la possibilità di ottenere certezza preventiva sul trattamento fiscale di fattispecie dubbie) che riduce passività potenziali e contenziosi, quanto evidenti vantaggi reputazionali (collegati al fatto che l’elenco degli aderenti è pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate) e positive ricadute in termini di corporate social responsibility, di sostenibilità e, più in generale, di dimostrazione sulla sussistenza di condizioni di solidità amministrativa.
Anche per questo, a ben vedere, lo “slittamento” deciso dal Legislatore è positivo. Il maggior tempo a disposizione servirà, infatti, a perfezionare i riferimenti che dovranno orientare l’attività di coloro che assumeranno questa delicata funzione, anche attraverso l’auspicabile elaborazione, da parte delle categorie professionali interessate (Dottori commercialisti e Avvocati), di specifici indirizzi operativi (che nel tempo potranno, magari, essere riordinati sul modello dei principi di revisione) che integrino quelli già oggi disponibili e che sono rappresentati nelle stesse Linee Guida dell’Agenzia delle Entrate e negli altri riferimenti che queste ultime, a tal fine, richiamano (segnatamente, i documenti OCSE “Cooperative Compliance: Building better tax control framework” e “Co-operative Compliance: A Framework”, nonché il fondamentale “Internal Control – Integrated Framework” della “Committee of Sponsoring Organizations of the Treadway Commission” – c.d. COSO Framework, che l’OCSE indica come standard di riferimento).
Il che diventerà un supporto fondamentale per il professionista indipendente al quale, invero, nella prospettiva generale di cui si è appena detto, viene, nello specifico, chiesto di verificare se il sistema è progettato correttamente per intercettare i rischi fiscali specifici che riguardano l’impresa, controllandone poi l’efficacia operativa al fine di verificare che le procedure non siano solo “sulla carta”, ma vengano applicate in maniera effettiva e costante, rassicurando, inoltre, sul fatto che il TCF non sia autoreferenziale (dovendo, piuttosto, essere basato su metriche oggettive e test indipendenti) e che la governance risulti pienamente consapevole della sua utilità, sussistenza e funzionamento (in virtù dei flussi informativi costanti e della diretta partecipazione degli organi direttivi alla definizione della complessiva strategia fiscale).
Insomma, una serie di finalità complesse sulla cui compiuta considerazione si gioca molto della funzionalità (ma, prima ancora, della credibilità) di un istituto sul quale è giusto che tutti (anche, se non soprattutto, il mondo delle imprese e delle professioni) “investano” quale pilastro decisivo per l’efficientamento, la modernizzazione e l’attrattività (anche sul piano internazionale) del nostro sistema tributario e che, per questo, merita il tempo necessario per essere adeguatamente compreso e applicato.
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