IA e professionisti: come cambiano gli assetti organizzativi dello studio
- 6 Agosto 2025
- Posted by: Studio Pozzan
- Categoria: News Commercialista

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale pone importanti interrogativi per l’organizzazione dello studio professionale, innanzitutto sotto il profilo della preparazione, della propensione personale e della formazione continua alla quale si devono uniformare tutti coloro che utilizzano sistemi di IA. Nel caso particolare dei dottori commercialisti, tra scadenze e adempimenti, la professione sarà sempre più caratterizzata e condizionata dagli automatismi e dai sistemi di intelligenza artificiale, con conseguente svilimento di professionalità e motivazioni personali. Come creare un nuovo dinamismo nella gestione dello studio professionale, ridando grinta e nuove motivazioni ai titolari e ai giovani praticanti?
Sempre più numerosi sono, difatti, i software che utilizzano strumenti di IA per migliorare e razionalizzare gli applicativi gestionali, per velocizzare e perfezionare l’acquisizione, già di per sé avanzata, dei dati utilizzati per la propria attività, sia in studio sia direttamente presso la clientela.
Basta fare una ricerca sui principali motori di ricerca, e su un qualsiasi argomento, che ci viene immediatamente proposta, in automatico, una sintesi da IA delle relative informazioni; analogamente, se stiamo leggendo un articolo di giornale, sul nostro cellulare apparirà la proposta di riceverne una sintesi redatta da IA.
Ci sono tantissimi aspetti utili, intriganti, e, perché no, anche divertenti e che, in quanto tali, stanno indubbiamente affascinando l’utenza, velocizzando tanti processi informativi della collettività verso contenuti dei quali, talvolta, in ragione della loro banalità, non ci si pone l’esigenza di verificare la fondatezza. Salvo poi ad apprendere, magari senza troppo stupore, che si tratta di una fake new.
Ormai, quando si parla di intelligenza artificiale, sembra di discutere di argomenti ovvii e scontati: di progresso ineludibile, di utilità evidenti, e tutte le tematiche sulla fruizione risultano immediatamente a portata di mano, spesso trascurando il fatto che, come dicevamo nei precedenti interventi su queste pagine, è necessario prestare la massima attenzione agli utilizzi impropri, così come all’iper-utilizzo, proprio per risparmiare tempo. Ancora una volta, tutto, per la corsa quotidiana di “risparmiare tempo”.
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Abbiamo commentato del rischio di abusarne, dell’esigenza di governare questo importante momento di cambiamento, amplificando e massimizzando le utilità, e riducendo le possibili criticità e i rischi che, già in questo periodo, si stanno palesando.
Nell’ambito degli studi professionali e dell’uso degli applicativi gestionali delle aziende, le software house “raccontano” quotidianamente di veri e propri “miracoli”, attraverso i quali velocizzare e migliorare gli automatismi.
Ma poi, siamo davvero in grado di gestirli?
Oppure, con un click o una acquisizione per qualsivoglia motivo errata all’origine, si rischia di compromettere tutta la serie di attività successive, gli output conclusivi, le informative e le decisioni assunte, connesse e conseguenti ai dati che sono stati elaborati?
Il tema è davvero inquietante poiché, ad oggi, è davvero difficile pensare che i sistemi di IA siano affidabili al 100%, non dimentichiamo difatti che operano, tutti, sulla base delle informazioni che hanno “immagazzinato”, più o meno fondate e corrette che siano.
Proprio per voler “umanizzare” questi sistemi di IA – perché, va ammesso, quello è in fondo l’obiettivo concreto che si vuole perseguire – l’aspetto che si presenta quindi indifferibile, prima di ogni utilizzo, è quello, proprio come nel caso di informazioni richieste a una persona, di controllare le fonti dalle quali il sistema le attinge o l’affidabilità delle attività che vengono richieste, se siano fondate e autorevoli e poi, se chi le utilizza, le si sappia gestire in concreto.
Si pone quindi un serissimo problema di controllo su tutto ciò.
A tale proposito, come non ricordare le calcolatrici di tantissimi anni fa o le prima macchine perforatrici che venivano utilizzate per la rilevazione su “nastro” dei dati, che per un banale errore meccanico davano risultati errati, che condizionavano il lavoro o anche i controlli successivi, alla ricerca affannosa di cosa non avesse funzionato e, magari, di quant’altro di errato fosse sfuggito…
Le problematiche per l’organizzazione dello studio professionale
Tutto ciò, per la riflessione odierna, pone importanti interrogativi per l’organizzazione dello studio, innanzitutto sotto il profilo della preparazione, delle propensioni e della formazione continua alla quale si devono uniformare tutti coloro che utilizzano sistemi di IA.
Preliminarmente si pone un problema di propensione personale: quanti professionisti per dato generazionale o motivazioni varie, sono disponibili in concreto a voler comprendere, interagire ed essere disponibili ad affrontare la gestione di questi sistemi?
Quanti saranno coloro che concretamente decideranno di sottoporsi a corsi di formazione e di aggiornamento sul tema per “governare il cambiamento”?
Il tema riguarda non solo i titolari, ma anche gli addetti: oggi prevale l’entusiasmo, ma già si palesano scenari di forti implicazioni sulle motivazioni che determinano soddisfazioni e insoddisfazioni, con conseguenti successi e insuccessi sul proprio futuro.
Nel caso dei dottori commercialisti è già ben noto l’abbandono della professione, e soprattutto il disinteresse dei giovani a scegliere questo settore: fin troppo diffusa è infatti la riflessione che per fare “questo lavoro”, come titolava un noto quotidiano già nell’aprile 2003, è sufficiente “essere bravo al computer”.
Sono difatti già tantissimi i titolari e i giovani praticanti che vedono che questa professione, tra scadenze ed adempimenti, sarà sempre più caratterizzata e condizionata dagli automatismi e dai sistemi di intelligenza artificiale, con conseguente svilimento della propria professionalità e delle proprie motivazioni.
Anche il famoso obiettivo di parte della categoria, di “abbandonare le attività noiose e ripetitive”, connesse alle gestioni contabili e agli adempimenti tributari, per dedicarsi alla consulenza e alle “attività più remunerative”, dovrebbe essere ormai tramontato: dal quotidiano confronto con tantissimi colleghi, sempre più sono convinti che anche alcune tra queste attività “più blasonate” possano essere gestite con sistemi di IA: basta pensare alla redazione di atti, di relazioni, di analisi di dati aziendali e di processi, che possono essere predisposte grazie a tali sistemi.
Una cosa è pressoché sicura: allo stato attuale non è possibile immaginare quali sono le prospettive concrete per le attività professionali, in particolare quella del dottore commercialista che, su queste pagine, più da vicino ci occupa.
Le incognite del Ddl sull’intelligenza artificiale
Con il comma 1 dell’art. 13 del disegno di legge viene, in estrema sintesi, prevista la possibilità di utilizzare i sistemi di IA solo per attività di supporto strumentale. Sarà quindi importante comprendere se sarà legittimo avvalersi di tali strumenti per redigere una relazione, apparentemente banale da ottenere, ma che riguarda atti di bilancio, di valutazione aziendale, etc; sono documenti che già oggi i prodotti software “aiutano” a redigere, rispetto ai quali, tuttavia è poi necessario avere le competenze giuste, e dedicare volontà e tempo per effettuare un controllo approfondito.
Al comma 2 dell’art. 13 si prevede poi che il professionista, se utilizza un sistema di IA, è tenuto ad avvisare il proprio cliente: dal quotidiano confronto con i colleghi, già oggi ricorrono fin troppo facili, frequenti battute all’apparenza “simpatiche”, sul fatto che il professionista, grazie all’IA, “quindi farà poco o niente”, con evidenti ripercussioni sia sulla professionalità e sul decoro personale, sia sull’aspetto dei compensi professionali.
Sempre al comma 2 ritroviamo poi, in conclusione del periodo, che il professionista che utilizza strumenti di IA, deve informare il cliente “con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo”. Su tale aspetto, con queste poche parole, si sollevano, senza alcun dubbio, importanti difficoltà organizzative: basta pensare alle tante difficoltà dei temi che afferiscono a “comunicazione”, in particolare ad “ascolto”, tra professionista e cliente, alle “dichiarazioni” che tra le parti dovranno essere redatte e sottoscritte per disciplinare, anzitempo, tutte le possibili esigenze, contestazioni e contenziosi che potranno insorgere sul punto. A tale proposito, immaginiamo i tanti casi che si potranno determinare a valle di una relazione o di una valutazione aziendale che non dia luogo ai risultati attesi dal cliente, e che sia stata redatta, sebbene solo per alcuni aspetti, utilizzando un sistema di IA.
Queste brevi riflessioni aprono senza alcun dubbio la via a tante altre e a tutto ciò che, amplificato dalle esigenze quotidiane, può impattare in modo significativo sull’organizzazione dello studio, sulla formazione e le propensioni del titolare e di tutti gli addetti, e sulle relazioni con la clientela.
Nel frattempo però va riconosciuto che, ad oggi, ci sono importanti motivi di entusiasmo per questa ventata di novità che da più parti derivano a noi tutti, e per ogni ambito quotidiano della vita; è quindi davvero molto intrigante pensare di poter vincere questa sfida di “governare il cambiamento”, di riuscire a cogliere le opportunità, e a scongiurare le criticità e i rischi, auspicando nuovo dinamismo e motivi di brio nella gestione dello studio professionale, e ridando grinta e nuove motivazioni ai titolari e ai giovani praticanti.
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