Redditi 2025: istruzioni incomplete e software in stand-by. Torna la necessità di un rinvio
- 22 Maggio 2025
- Posted by: Studio Pozzan
- Categoria: News Commercialista

Mentre il calendario fiscale, inesorabilmente, detta scadenze prossime, la platea dei professionisti del fisco si trova ad affrontare un quadro di incertezza e incompletezza. A oggi, le istruzioni di compilazione del modello Redditi 2025 devono essere considerate ancora suscettibili di modifiche, in considerazione del fatto che la normativa di riferimento è in fase di definizione. Ulteriormente, si rendono necessari chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche su aspetti che, almeno sul piano teorico, dovrebbero già risultare definiti. Questa situazione di precarietà si traduce in una sostanziale impossibilità per gli studi professionali di procedere alla corretta predisposizione dei dichiarativi, riproponendo la questione della necessità di un ampliamento dei termini.
A oggi, le istruzioni di compilazione del modello Redditi 2025 devono essere considerate come suscettibili di modifiche, in considerazione del fatto che la normativa di riferimento è ancora in fase di definizione.
Modello Redditi in attesa di chiarimenti: le puntualizzazioni di Assosoftware
Tra le criticità segnalate, l’incertezza sulle modalità di determinazione del reddito effettivo (rigo RN1 colonna 1 del modello Redditi), dato essenziale poiché sul reddito indicato in tale campo si basano le agevolazioni basate sul reddito, ivi incluse le eventuali decurtazioni delle detrazioni.
Dal comunicato Assosoftware, inoltre, emergono dubbi sulle modalità di calcolo degli acconti.
Seppure il comunicato stesso non entri nel dettaglio, è fuori di dubbio che le variabili da considerare nel calcolo degli acconti dovuti per il 2025 sono molteplici e ricche di sfumature.
Se la questione aliquote è dunque risolta, vi sono tuttavia molti altri aspetti da considerare.
– l’avvenuta adesione per il biennio 2024-2025 o
– l’intenzione di aderire per il 2025-2026.
È quindi estremamente probabile che le difficoltà segnalate da Assosoftware consistano in una riproposizione di ciò che era accaduto in sede di prima applicazione del concordato (prima dell’introduzione del meccanismo di versamento della maggiorazione di acconto in misura percentuale fissa), ovvero una sorta di cortocircuito nella determinazione delle “differenze” sulle quali calcolare gli acconti.
Una normativa ancora in evoluzione
Il cd. decreto legislativo correttivo (Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 262) dovrà ufficializzare l’avvenuta cancellazione dell’istituto per i contribuenti in regime forfetario, così come lo slittamento del termine di adesione dal 31 luglio al 30 settembre.
Quanto ai forfetari, invero, la circostanza che la fase transitoria di applicazione del CPB si sia conclusa con il 2024 è circostanza che già ha trovato riscontro nella modulistica ministeriale; infatti, nel quadro LM già non sono più presenti i righi che lo scorso anno accoglievano la proposta e l’eventuale accettazione.
Ancora di maggiore impatto sono le nuove cause di esclusione in via di introduzione: secondo l’Atto del Governo, infatti, l’adesione al CPB sarà preclusa ai lavoratori autonomi che contestualmente partecipano ad associazioni professionali o società tra professionisti o avvocati, salvo che l’associazione o la società non concordi a sua volta per i medesimi periodi di imposta. Allo stesso modo, l’associazione o la società non potranno concordare, a meno che tutti i soci o associati, titolari a loro volta di redditi di lavoro autonomo, non concordino per i medesimi periodi d’imposta.
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Infine, il decreto correttivo prevede anche una contrazione del beneficio della flat tax, che a partire dal biennio 2025-2026 potrà essere applicata con le aliquote agevolate su una base imponibile non superiore a 85.000 euro.
Urge un rinvio (non dell’ultima ora)
Ogni giorno di ritardo nell’ottenere le informazioni necessarie si traduce in una progressiva compressione dei tempi a disposizione per l’elaborazione delle dichiarazioni, con il concreto rischio di un aumento esponenziale degli errori.
Per questo motivo, a parere di chi scrive, è necessario iniziare sin da subito a valutare l’opportunità di un rinvio strutturato delle scadenze ordinarie, prevedendo in primo luogo lo spostamento del primo versamento a luglio (in assenza di maggiorazioni) anziché a giugno. Sarebbe inoltre auspicabile prevedere una seconda scadenza che eviti il mese di agosto, spostandola direttamente a settembre.
Infine, ma non meno importante, andrebbe rivisto il termine di adesione al CPB, che non trova alcuna giustificazione logica nel suo attuale anticipo di un mese rispetto alla trasmissione dei dichiarativi.
In definitiva, occorre prendere atto che, anche quest’anno, anzi, con maggior ragione quest’anno, è indispensabile rivedere il calendario fiscale alla luce di una situazione oggettivamente critica, che non può essere imputata ai professionisti, ma che rischia comunque di ricadere sulle loro spalle.
Un rinvio tempestivo e ben strutturato rappresenta l’unica soluzione ragionevole, mentre un eventuale slittamento dell’ultima ora si rivelerebbe del tutto inutile. La riflessione su questo punto non può quindi essere ulteriormente rinviata, considerando che in gioco non ci sono solo le legittime esigenze dei professionisti, ma anche il rischio concreto di un ulteriore calo delle adesioni al CPB, che potrebbero diminuire ancora rispetto allo scorso anno proprio a causa dell’impossibilità di valutare con la necessaria attenzione e completezza l’opportunità di aderire all’istituto.
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