UNGDCEC, Boidi: il futuro dei giovani commercialisti tra ricambio generazionale, IA e specializzazioni
- 6 Ottobre 2026
- Posted by: Studio Pozzan
- Categoria: News Commercialista

“La professione di commercialista sta attraversando una fase di trasformazione profonda, che non può essere affrontata soltanto chiedendoci come portare nuovi giovani negli studi: dobbiamo costruire una professione nella quale abbiano voglia di entrare e, soprattutto, di restare. Il ricambio generazionale non è soltanto una rivendicazione dei giovani. È un problema della categoria nel suo complesso e riguarda anche la rappresentanza della categoria. Se un giovane non vede possibilità di crescita, semplicemente sceglierà un’altra strada, e quando questo accade ci perde tutta la professione”. Equilibrio di genere e tra le generazioni, specializzazioni, compensi adeguati: nell’intervista a IPSOA Quotidiano Michela Boidi, neo-Presidente UNGDCEC, traccia la rotta dei giovani commercialisti per il triennio 2026-2029.
Trentacinque anni, torinese, Michela Boidi è la nuova presidente dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Boidi, che succede a Francesco Cataldi, è stata eletta in occasione del Convegno Nazionale di Bari e resterà in carica per il triennio 2026-2029.
Nell’intervista a IPSOA Quotidiano, la Presidente Boidi anticipa i temi su cui intende lavorare nel corso della sua presidenza.
Presidente Boidi, innanzitutto congratulazioni per la sua elezione alla guida dell’UGDCEC. Può sintetizzare in breve quali saranno le linee guida e i temi su cui intende lavorare nella sua presidenza e con la nuova Giunta dell’Unione Giovani?
L’obiettivo centrale del nostro mandato riguarda il ricambio generazionale, sia nella professione sia nella rappresentanza della categoria. La professione sta attraversando una fase di trasformazione profonda e questo tema non può essere affrontato soltanto chiedendoci come portare nuovi giovani negli studi: dobbiamo costruire una professione nella quale abbiano voglia di entrare e, soprattutto, di restare. Per questo lavoreremo sull’intero percorso professionale: dall’avvicinamento degli studenti universitari, anche attraverso Obiettivo Uni.Co, al tirocinio, dall’avvio dello studio alla crescita e all’aggregazione professionale. Vogliamo sostenere un modello sempre più orientato alla consulenza e alle attività a maggiore valore aggiunto, accompagnando i colleghi nell’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Continueremo il lavoro avviato in questi anni sull’accesso dei giovani agli incarichi, nei Tribunali, negli Enti locali e nelle società partecipate, e sulla loro presenza negli organismi di rappresentanza della categoria. Le quote generazionali rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali rompere quel circolo per cui, per ottenere un incarico, viene richiesta un’esperienza che però non si ha la possibilità di acquisire. La nuova Giunta parte da quanto costruito negli ultimi tre anni, ma con l’ambizione di fare un ulteriore passo avanti. Abbiamo scelto di chiamarci Generazione Unione proprio per questo: rappresentare una generazione non significa difendere una fascia anagrafica, ma assumersi la responsabilità di costruire oggi la professione che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Il Congresso UNGDCEC appena concluso aveva al centro la parola “Opportunità”. L’IA sta cambiando radicalmente il modo di svolgere la professione. Come si stanno preparando i giovani commercialisti ad affrontare questa rivoluzione?
La professione del commercialista sta attraversando un momento di profonda trasformazione: non soltanto l’evoluzione indotta dall’IA, anche le riforme in corso (riforma fiscale, legge capitali, nuovo ordinamento professionale, per citarne alcune) e il mutare delle esigenze di imprese e P.A. Quali sfide ritiene che possano cogliere i giovani commercialisti nel prossimo futuro?
Credo che proprio la velocità del cambiamento possa diventare un vantaggio per i giovani professionisti. Oggi le imprese cercano un professionista capace di accompagnarle nelle decisioni. Controllo di gestione, sostenibilità, crisi d’impresa, controlli societari, finanza straordinaria, internazionalizzazione, Enti locali, digitalizzazione e nuovi modelli organizzativi sono soltanto alcuni degli ambiti che riguardano la nostra professione e che abbiamo trattato nelle tavole e nei workshop del Convegno di Bari.
Come Unione Giovani nei mesi scorsi avete presentato gli “Onorari Proposti UNGDCEC”, uno strumento utile per i colleghi, soprattutto per dare valore al vostro lavoro. Può descriverci di che si tratta e che apporto può dare al lavoro del commercialista?
Il documento non vuole rappresentare una reintroduzione delle tariffe, bensì uno strumento operativo di orientamento costruito grazie al lavoro delle Commissioni di Studio dell’Unione, che mappa le principali attività del commercialista e propone, a seconda delle prestazioni, range di compensi e differenti criteri di determinazione: forfait, percentuale o valorizzazione oraria. Il valore principale del progetto, però, è culturale. Non possiamo chiedere al mercato di riconoscere il nostro valore se siamo noi per primi a non essere in grado di difenderlo. Per questo abbiamo sempre detto che il tema dei compensi riguarda il futuro della professione: uno studio adeguatamente remunerato può investire in tecnologia, formazione, collaboratori e organizzazione. Uno studio senza marginalità non può farlo e diventa inevitabilmente meno attrattivo anche per i giovani.
In tema di ricambio generazionale, quale contributo ritiene che possa dare l’UNGDCEC e cosa chiedete al Consiglio nazionale e agli Ordini a livello locale?
Il ricambio generazionale sarà uno dei temi centrali del nostro mandato.
In questi anni l’Unione ha cercato di trasformare questo principio in proposte concrete: quote generazionali negli organismi di categoria, presenza degli under 43 nei collegi sindacali e nei consigli di amministrazione delle società partecipate, maggiore accesso alla revisione degli Enti locali e protocolli con i Tribunali per favorire l’ingresso dei giovani negli incarichi giudiziari. Sono strumenti diversi che rispondono allo stesso problema: senza una prima opportunità non si costruisce esperienza e senza esperienza diventa impossibile accedere alle opportunità successive. L’età media dei Consiglieri dei primi 10 Ordini per numero di iscritti è 57,4 anni: chiediamo di creare un equilibrio tra le generazioni. Riteniamo che una professione non possa essere attrattiva per un giovane se questo vede che a rappresentarla vi sono solo colleghi con almeno trenta o quarant’anni in più. La distanza generazionale crea uno spazio vuoto in cui diventa difficile intercettare bisogni, necessità e un nuovo modo di immaginare la professione da parte dei colleghi più giovani. Inoltre, con la distanza generazionale si parla una lingua diversa da quella dei potenziali nuovi professionisti: per questo è necessario che ci siano giovani negli organi di rappresentanza. Al Consiglio Nazionale e agli Ordini territoriali ricordiamo che i giovani non rappresentano la classe dirigente di domani, ma devono essere parte della classe dirigente di oggi.
Il ricambio generazionale non è soltanto una rivendicazione dei giovani. È un problema della categoria nel suo complesso. Se un giovane non vede possibilità di crescita, semplicemente sceglierà un’altra strada, e quando questo accade ci perde tutta la professione.
Dopo diversi anni, con lei abbiamo di nuovo una donna alla guida dell’Unione Giovani. In base alla sua esperienza personale e professionale, quali aspetti del ruolo delle donne nelle professioni e nelle imprese le preme sottolineare?
Sono naturalmente felice che la mia elezione possa avere anche questo significato, ma mi piacerebbe che la presenza di una donna alla guida di un’organizzazione come la nostra fosse percepita sempre meno come un’eccezione e sempre più come qualcosa di normale.
Il tema, a mio avviso, non è soltanto quante donne entrano nella professione, ma quante riescono a rimanervi, a crescere e ad arrivare nei luoghi nei quali si assumono le decisioni. Nelle professioni, così come nelle imprese, le pari opportunità si realizzano eliminando gli ostacoli e creando condizioni organizzative e culturali che consentano a uomini e donne di conciliare realmente crescita professionale e vita personale, senza che determinate fasi della vita si trasformino automaticamente in un rallentamento della carriera.
Credo inoltre che sia importante non contrapporre il tema dell’equilibrio di genere a quello generazionale. Sono due facce della stessa esigenza: costruire organizzazioni capaci di allargare l’accesso alle responsabilità e valorizzare competenze, esperienze e punti di vista differenti. Come già avviene all’estero, il risultato più importante sarà raggiunto quando non sarà più necessario sottolineare che una Presidente è una donna o che un professionista chiamato a ricoprire un incarico è giovane, perchè vorrà dire che avremo finalmente reso normale ciò che oggi sentiamo ancora il bisogno di rivendicare.